Giornale di Vicenza / di Matteo Carollo La ripresa del Nordest, con i riflettori puntati sull’economia reale. Sarà questo il tema dell’undicesimo Festival Città Impresa, in programma in città da venerdì a domenica. In particolare, attraverso più di 30 incontri sarà fatto il punto sul nuovo…
Il tesoro delle terre rare «L’Europa alla sfida del nuovo collo di bottiglia»
Dentro il nostro telefonino ci sono almeno trenta elementi diversi, che lo rendono un «piccolo tesoro»: oro, rame, terre rare. Litio, cobalto e nichel sono infatti impiegati in molte tecnologie, dai tablet fino all’intelligenza artificiale. Ma servono anche a realizzare turbine eoliche o pannelli fotovoltaici: «Il futuro dipende da questi metalli: motori dell’economia, essenziali per la transizione energetica e digitale». Ne è certo Paul Ekins, docente di Politica delle risorse e dell’ambiente all’University College of London. Ospite nell’ultima giornata di Trieste Next – in dialogo con Gian Andrea Blengini, docente di Ingegneria dell’ambiente al Politecnico di Torino, e Alois Bonifacio, cattedra di Chimica all’Università di Trieste – Ekins riflette sui materiali rari e sul «rischio del collo di bottiglia».
Professore, transizione ambientale e digitale richiedono enormi quantità di materie prime. Quali, ad esempio? «La mobilità elettrica richiederà sempre più batterie, e questo si tradurrà in un’espansione della domanda di litio. Il Cile, in particolare, è tra i principali produttori di litio, ma la Cina ne controlla gran parte dei giacimenti e mantiene il monopolio sulla raffinazione, come anche del cobalto dal Congo, o delle terre rare critiche».
Cosa intende per terre rare? «È un gruppo di 17 elementi della tavola periodica che comprende lantanio, cerio, neodimio, europio e altri. Importanti per le loro applicazioni tecnologiche, dai magneti alle fibre ottiche, ma anche per la transizione energetica: sono alla base di turbine eoliche e pannelli solari».
Ce ne sono a sufficienza? «Il nome in effetti è improprio: non sono poi così rare, ma sono presenti in concentrazioni diverse e non dappertutto. Molti di questi giacimenti si trovano in Paesi emergenti. E dopo essere estratti, devono essere raffinati: un processo molto costoso, che sta innescando tensioni internazionali. Il rischio è una dipendenza dalla Cina».
Riusciremo a procurarcele in tempo? «È una sfida, il nuovo “collo di bottiglia” dell’Europa. Da un lato, questi materiali sono imprescindibili a un’economia più sostenibile. Dall’altro, sono estratte con metodi non sostenibili, con effetti devastanti su ambiente e comunità locali».
Perché in Congo si combatte una guerra per il cobalto? «In Congo sono estratte più della metà delle forniture di cobalto, essenziale per cellulari e computer, ma a guadagnarci è di nuovo la Cina. Nelle miniere lavorano soprattutto minori, in condizioni disumane. E tanto il processo di estrazione, quanto quello di lavorazione, inquinano l’ambiente».
Come si inseriscono l’Italia e l’Ue in questa scacchiera? «La domanda di terre rare dell’Ue aumenterà di sette volte entro il 2050, di litio e cobalto di venti volte. La Commissione europea punta ad aumentare l’estrazione delle terre rare in Norvegia, Svezia, e Finlandia. Ma per competere con la Cina è importante rafforzare le intese con i Paesi emergenti in cui si trovano i giacimenti, come Africa o Sud America. Ed è cruciale che il beneficio sia mutuale: non possiamo più sfruttare il resto del mondo come una nostra colonia».
